La
scrittura di Vittorio Vettori giunge qui, a proposito, per inaugurare
una serie di letture che pongono a confronto due pittori protagonisti
dell'antico e del moderno. Il percorso che la Luce ha compiuto
dal Beato Angelico a Konstantin Antipov, presentandosi nel primo
caso come Amica Luce e nel secondo come Compagna Luce, è
stato certamente un percorso carsico, che ha attraversato l'involuzione
del rinascimento classico nell'eurocentrismo borghese dell'enfasi
barocca e della controversia settecentesca fra illuministi e
illuminati, per poi inabissarsi nel sogno dell'anima romantica
(come non ricordare qui il grande libro di Albert Béguin
L'âme romantique e la rêve?). Vi corrisponde la
doppia traslatio imperiale dalla Seconda Roma (Bisanzio) alla
Terza Roma (Mosca) e dal secolo napoleonico al secolo americano,
con la prospettiva del confronto finale fra due diverse e opposte
tipologie: quella dell'uomo planetario faber sui e quella dell'uomo
frazionario e irreparabilmente depotenziato e appiattito, fra
mens cosmocentrica autodiretta e mens egocentrica eterodiretta,
fra riscoperta e ritrovata antichità del futuro —
per cui il futuro, nel suo punto d'intersezione col Sacro, sarà
San Futuro.