L’arte
di Ungheri viene qui riletta attraverso il confronto con l’opera
di Botticelli, vista da Vittorio Vettori come “espressione
esemplare del Primo Rinascimento e suo vertice e apogeo”,
soprattutto per quel “continuato culto della Beltà
assoluta” che produrrà i capolavori senza tempo
di “un’epoca nata da parecchi padri”.
Vittorio Vettori è uno dei più grandi intellettuali
del nostro tempo, critico acuto e promotore instancabile delle
arti antiche e contemporanee.