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L'ARCA. PITTURA E SCRITTURA

 
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Poel' Karp

 

Tiziano e Lebedev


 
240 pagine
133 illustrazioni
€ 99
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Nell'accostare Lebedev a Tiziano si nota che, oltre alla distanza dei quattro secoli che li dividono, tutto è diverso. Tiziano fu il profeta della grande pittura, e Lebedev fu il disegnatore virtuoso che umilmente ammetteva di non essere un pittore. Eppure hanno molto in comune, a cominciare dalla convergenza dei loro destini. A Tiziano e a Lebedev venivano richieste cose simili: bisognava servire sotto il regno di Spagna e bisognava servire sotto l’impero sovietico. Tali sono i regimi. Ma era diversa la posizione dell'artista, e la posizione determinava una vita artistica diversa. Carlo V, nel conferire a Tiziano il titolo di conte, dovette spiegare ai cortigiani: conti posso farne a volontà, ma provatevi a fare un Tiziano! L'imperatore, sulle cui terre non tramontava mai il sole, tenne conto dell'esperienza del Rinascimento, che aveva nuovamente compreso il valore del talento e dello sforzo individuale; il figlio Filippo, re di Spagna, ebbe per Tiziano la stessa stima. Stalin, invece, non fu in grado di apprezzare né Tiziano né Lebedev: quanto a Tiziano, mise in vendita la Venere allo specchio dell'Ermitage; quanto a Lebedev, usò la stampa e la censura per cercare d'insegnargli l’arte. Carlo o Filippo, quando la loro volontà si scontrava con i limiti oggettivi del possibile, ne prendevano atto e riacquistavano lucidità; Carlo addirittura abdicò. Invece la volontà di Stalin, come la volontà di Lenin, non percepiva i limiti della realtà oggettiva, e i due pagarono con un alto prezzo di vite umane la realizzazione di quanto volevano. Quarant'anni dopo la morte di Stalin, l'Unione Sovietica si dissolse anche più rapidamente dell'impero di Carlo V. E il nesso causa-effetto ebbe ripercussioni anche sull'arte.

 
Poel' KarpNota
biografica