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L'ARCA. PITTURA E SCRITTURA

 
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Roger Dadoun

 

PAOLO UCCELLO E VALENTIN TERESHENKO


 

278 pagine
137 illustrazioni
€ 60
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Paolo di Dono detto Paolo Uccello, pittore fiorentino del quattrocento: Vasari dice di lui che, "perché era dotato di sofistico ingegno, si dilettò sempre d'investigare faticose e strane opere nell’arte della prospettiva". Roger Dadoun fa un’analisi straordinariamente nuova delle opere di Paolo Uccello, anzitutto della predella di Urbino con quegli icastici riquadri che sembrano fotogrammi: l'episodio leggendario del Miracolo dell’ostia profanata (secondo la lettura originalissima che ne fa Paolo Uccello) fa emergere la questione dell'annosa persecuzione degli ebrei. Vengono poi analizzati: l'affresco con il Monumento equestre a Giovanni Acuto, uno dei capitani di ventura ritratti da molti pittori dell'epoca, qui in Paolo Uccello stranamente pensoso, avvolto in un'aura di mistero; il trittico della celeberrima Battaglia di San Romano, con la grandiosa geometria delle lance e la dissonante fusione tra uomini di ferro e morbidi cavalli; la tavola dell'elegantissima Caccia, con slanciati levrieri in corsa, cervi in fuga, cavalli e cavalieri che si perdono nel folto della selva. Il saggio si conclude con l'analisi degli affreschi del Chiostro Verde di Santa Maria Novella. Il Diluvio, secondo Roger Dadoun, è per la pittura quello che è per la poesia l'Inferno di Dante: visioni cataclismiche, laceranti meditazioni sulla condizione umana.

Valentin Tereshenko è nato e cresciuto nella terra del gulag. Roger Dadoun ne ripercorre la biografia e la formazione artistica: i difficili inizi a Kansk in una famiglia bistrattata e troncata, gli studi a partire da Irkutsk, poi da un atelier all'altro, dalla Siberia alla Bielorussia, dalla Russia all'Europa. Concorrono alla sua formazione culturale la passione per il cinema e per la musica melodica italiana, in particolare per il tenore Enrico Caruso. Ha maestri lontani e vicini, maestri tedeschi, bielorussi, russi, siberiani, le cui opere ammira nei musei, primo fra tutti Marc Chagall. Riceve il diploma di Accademico dell'Urss, gli viene assegnata una cattedra che subito abbandona, si sposa, espone dipinti in varie occasioni, incontra mecenati. Ma non si ferma né in Siberia né a Mosca né in Bielorussia: la sua è vita del viaggio, vita senza luogo. Valentin Tereshenko trae l'essenziale della memoria russa, europea, mediterranea, siberiana verso l'impressionismo, verso la grafica, verso la propria scrittura. "Siberico" lo definisce Roger Dadoun, in assonanza con iberico. Pittore di paesaggi e di fiori a profusione, è anche un appassionato del ritratto. E sono numerosi i suoi autoritratti, in cui "persiste e firma, fra le sopracciglia, una ruga frontale che va scavandosi sempre di più... Firma e scava, si può pensare, l'interrogativo che l'artista pone a se stesso, su se stesso in quanto artista, sull'artista in quanto creatore, su quelle creazioni paradossali che trasformano l'interrogazione in una forma di risposta — la risposta di una forma". Nei suoi dipinti, la cui riuscita è ormai internazionale, un fiore, una nuvola, una grinza sull'acqua o sul viso sono "note musicali" (come dice lo stesso Tereshenko) per lo spartito che esegue, ma anche stazioni sulla linea immaginaria di una peregrinazione interminabile.


 
Roger DadounNota
biografica